Tombola della crisi / 48. Le elezioni

48, LE ELEZIONI.

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Succedeva che tuo padre aprisse una ferramenta, magari in un paese – facciamo – di 1.056 abitanti, che in pochi anni l’attività crescesse, diventasse un punto di riferimento della zona, e che tu – poca voglia di studiare – cominciassi a lavorare lì, alla cassa (meglio!), un poco svogliato e soprattutto poco interessato a distinguere brugole e stop. Avevi la fortuna però che, sempre tuo padre, avesse tirato dentro il tuo ‘destino’ alcuni cugini, invece, con l’X-Factor e più fame di te; e così dal piccolo negozio nasceva un supermarket, e poi due, tre, quattro, e lì, tutta la famiglia a lavorare (e tu sempre alla cassa, tra uno sbadiglio e dieci euro alla volta).

Succedeva poi che la noia, la depressione del posto e degli inverni – quello che tu chiamavi ‘stress’, non sapendo nemmeno di cosa si trattasse – ti favorisse la chiacchiera politica. Prima al bar, poi magari in sezione (se ci fosse stata), poi con qualche rappresentante politico intervenuto alla Sagra della cerasa e della lumaca. Del resto, come ‘notabile’ del posto, un po’ la sentivi la responsabilità di dover dire qualcosa un po’ su tutto, non potevi tirarti indietro, no. E il rappresentante politico, così, facendo appena la conta dei tuoi familiari, ti offriva un posto in lista per le imminenti elezioni. Il caso volle poi che, per congiunzione astrale, zia Maria e tutti i suoi figli, nipoti ecc. avessero spostato residenza e tutta una vita lì, in paese, proprio un istante prima del voto. Così, con un bottino di 48 preferenze, ti ritrovavi consigliere comunale rispettato e riverito.

Da lì cominciavi, petto in fuori, a prenderci gusto e, come se ti spettasse ormai di diritto, pretendevi di partecipare alle provinciali, alle regionali, alle politiche addirittura. Come un atleta ambizioso fa per le Olimpiadi, insomma; ma con la differenza che tu di allenamento, neanche a parlarne. Ma ancora per un clamoroso e strano allineamento dei pianeti, per una curiosa legge elettorale, il capolista eletto con 100mila voti passava la mano, e tu, secondo nome del partito, sempre con i 48 voti di prima, ti ritrovavi deputato, e, guarda un po’, commissione Lavoro (!)

Ora, questa parabola ci insegna, tra le tante, una cosa molto semplice:

se il periodo è di merda e le cose a te vanno molto bene, una domanda me la farei.

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