A proposito di elezioni / La stagione dei testimonial

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Ora, pensate un attimo a dove eravate e cosa pensavate nel 1992, 1994 – quegli anni lì, insomma. Pensate alla politica, cioè a quell’insieme di idee, di progetti, di soluzioni che dovrebbero risolvere problemi e fornire delle possibilità all’interno di una società.

Questo, secondo una semplicissima regola che è quella dell’infante: si nasce, si viene accolti, si cerca di capire quali siano le tendenze, i talenti, i desideri; poi si cerca di far comprendere come siamo organizzati (formazione); infine, si tenta di combinare le due cose, e cioè quanto di quei talenti, di quei desideri possano aver piena realizzazione e possano essere utili nell’organizzazione che ci siamo dati e quanti debbano essere presi in considerazione come elementi nuovi che possano addirittura trasformare la nostra idea organizzata di società (la società che cambia; chi è genitore capirà: vorrei mio figlio avvocato, ma lui sta ore e ore sul pianoforte e vuol diventare musicista; allora, ‘mettiamolo nelle condizioni di’. ‘Facendogli anche presente che’, per carità).

Ecco, questa potrebbe una semplicissima descrizione di politica. E dal 1992, 1994 – quegli anni lì, insomma – quante cose son andate così, quanti infanti (dove per infanti si intenda l’idea iniziale in grado di concepire una prospettiva a breve, medio e lungo raggio) son potuti diventare adulti (dove per adulti si intenda il compimento di un percorso)? In una parola: quanto di quello che si pensava, si sosteneva – pur al vaglio di una forte coscienza, di un’assunzione di responsabilità e di un rigore necessario quando si diventa adulti, appunto – si è realizzato? Stavamo meglio o stavamo peggio? Anzi, che così sembra…: siamo andati a migliorare o ci siamo depressi perché nulla, o quasi, è andato come volevamo e come sarebbe stato giusto?

Occorre rispondere, come in un test, senza tanti distinguo – congiunture, speculazioni internazionali ecc. – perché anche in tempo di guerra si può riconoscere un tentativo virtuoso per uscirne.

Ora, senza voler giungere a descrizioni tediose, risalite ai responsabili (li sapete, no?) e valutate quanto nel percorso per diventare adulti vi abbiano ostacolato, rendendovi ancora infanti e inespressi, cercando di dimostrarvi come senza di loro non ce l’avreste mai fatta (son tutti uomini forti, alla fine, fateci caso). Ecco, quello è il motivo per il quale siete frustrati e pensate che questo sia un momento terribile per voi e per il mondo. 

E, ‘a vostro ulteriore beneficio’, oggi vi viene offerta una stagione politica chimicamente così composta: il 49,9% del tempo si va a caccia di testimonial, di figure che per notorietà, familiarità, bel volto, possano incontrare il vostro gusto (la tranquillizzante tv e/o il videogame che fa stare buoni i bambini per qualche ora); quindi, per un altro 49,9%, ci si posiziona in area (politica) tra gomitate e pestoni, in attesa di un calcio d’angolo (le elezioni) che tu – spettatore e tifoso – ormai sei convinto che sia un problema specificamente tuo (ricorda, non perdere di vista l’obiettivo: a te interessa come va a finire la partita); infine, il restante quarto d’ora, notturno, si scribacchia una lista di 10 (dieci) buone intenzioni da spedire al Bambino Gesù, spesso copiate dalla lista dell’anno precedente e da quella dell’anno prima ancora; lista che si dice programma.

In virtù di quanto detto, sarebbe, non dico auspicabile il 4 marzo un bel 0% di votanti (giusto per stabilire che ben disposti sì, ma per il fondello non ci si prende più), ma almeno che non si facciano più valutazioni all’ingrosso.

Tre sole categorie possono ancora farle e spingerti a farle, le valutazioni all’ingrosso intendo:

i miracolati, coloro che ci guadagnano – un ruolo istituzionale frutto di leggi elettorali al limite dell’assurdo, vantaggi per le loro aziende prone al testimonial politico di turno, il posto da dirigente per il figlio in una partecipata ecc.

i ‘rendita‘, che chiedono lavoro ma cercano il posto, che chiedono il posto ma va bene anche un sussidio da 200 euro e che riconoscono e celebrano la diretta discendenza di un assessore comunale dal Dio Sole;

gli infanti (che tali vogliono rimanere), i più sofisticati, che in un libro nascono e in un libro restano (è l’uso sbagliato della cultura che fa la parentela, che fa gli infanti), che a importanti episodi della vita – ammesso che li abbia colti mai in flagrante, la vita – non sanno che legge ricavarne, e che quindi descrivono e definiscono tutto, certi. Come gli infanti, appunto, che recitano da adulti. Qui – attenzione – c’è anche un finale che si chiama qualità dell’esistenza: intorno ai 60, a causa di comprovati limiti articolari, dovranno ammettere, con un mezzo sorriso in cerca di benevolenza, che quanto affermato a 40 – quando erano destinati a una folgorante carriera di sotto testimonial – era dovuto all’ultimo ormone rimasto in circolazione che rivendicava il proprio esserci ed esserci da protagonista, e pace.

A questo punto, mentre ti interroghi sulla politica contemporanea, se sia riflesso del mondo in cui vivi e lo rappresenti o, al contrario, condizioni o corrompa il mondo stesso, sappi che non è quello il punto, non si tratta di fare un volo d’angelo sociologico. A quello ci pensano i giornali, principalmente.

Il punto è se non ti senti un po’ svilito da tutto questo, da queste finestre che non si aprono mai e dove i testimonial, i calci d’angolo e le 10 buone intenzioni da spedire al Bambino Gesù, dal 1992, 1994 – da quegli anni lì, insomma – a oggi, son stati sempre una buona scusa per non aprirle mai, le finestre.

Dì, non ti senti un po’ svilito, non ti va di affacciarti dopo 25 anni?

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