A proposito di elezioni / ‘A due velocità’

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Sempre si sarebbe potuto dire e sempre, forse, si è detto. L’Italia (o il mondo) ‘a due velocità’ è sempre esistito, è chiaro. Ma come per tutto il repertorio di idee e di concetti al quale ci si riconduce per tornare su strade conosciute dove poterci sentire a nostro agio, il rischio è purtroppo quello di una moltiplicazione per zero. Ovvero, della neutralizzazione del problema. ‘Ah, sì, ma c’era anche prima, in fondo…’ è il moltiplicatore per zero delle nostre conversazioni e del nostro piccolo, discreto, privato tentativo di progresso. Questo spesso accade non per dolo, ma per mancanza di realtà, anzi, di contemporaneità, che tutto trasporta e chiude nella piccola (o vasta) biblioteca del nostro orientamento e delle nostre scelte. Un angolo visuale acutissimo (e non è un vanto) che ti fa credere un panorama, un cruscotto e le luci di posizione di chi ti precede ogni mattino.

Ma via i preamboli. Precipitiamo allora in queste ore e proviamo a fare una breve lista, non esaustiva (e ovviamente integrabile), di cose da considerare. Giusto: se la cosa non mi vien da chiamarla programma politico, è perché un poco di pudore ancora lo esercitiamo; poi gli altri facciano quel che vogliono, li abbiamo già stroncati.

La prima – e non mi ci fate tornare ogni volta, per cortesia – è una pura questione di disegno di una cartina geografica, a due velocità di pensiero, di concezione, e cioè, come l’hai sempre vista, come dovresti cominciare a vederla:
infatti l’Italia – dico ai sostenitori dell”uber alles’ – non è quella ‘concentrica’ e omogenea delle cartine politiche, coi confini ben disegnati e i colori pastello, 20, uno per regione. Il grafico circolare andava bene per descrivere la composizione sociale del Medioevo sui libri delle medie. Al limite lascialo per presentarla al mondo. In questi termini, però, lo sai anche tu, non esiste.
Se proprio vuoi cominciare a risolverla e a considerarla un Paese, un ‘qualcosa’, immaginala in termini di accenti, di longitudine e di prospettiva. Pertanto, almeno a una prima ricognizione, renditi conto che è costituita da 3 – intanto 3 – regioni: Roma (ovvero tutto ciò che può riguardare una capitale), 80 capoluoghi (da quel che si chiamava Friuli all’ex Sicilia, oramai) e 8.000 comuni (i più o meno ‘ridenti borghi’ di poche centinaia di residenti, talvolta).
Ecco, intanto comincia a disegnarla così, con tre semplici forme, poi approfondiamo il ritratto.
Ps. No, perché vedo che una volta rivendichi l’Italia e un’altra ti fai la lotta dentro casa. Come funziona ‘sta storia? Non regge, no? Guarda, fai così:

italia

[Nuova cartina politica d’Italia. Prototipo]

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