Lezioni di curiosità / 3.

LA GEOGRAFIA (RI)COMPOSTA DAI FILMATI: GLI USA

Dalle fotografie ai filmati, alle registrazioni. Spostando sempre più in là, fino ai confini dell’universo documentabile, questo viaggio verso il Big Bang, la curiosità risiede nel fatto che si può ragionare non solo sul tempo che precipita, ma anche sullo spazio. Più correttamente, si può concepire una geografia sociale e culturale dove tutto torna e sembra confermarsi. Infatti, stabilendo il caposaldo della storia tra fine Ottocento e inizio Novecento, puoi riconoscere i confini di Stati Uniti, Inghilterra e Italia. Non si va oltre, ma tutto lascia intendere che si potrebbe. Intanto concentriamoci su queste poche cose:

  1. Il campionato del mondo dei pesi massimi Corbett-Fitzsimmons del 1897;
  2. Il backstage di una premiazione dove compare Rudolph Valentino (anni Venti);
  3. L’incontro di calcio Newcastle-Liverpool (1901);
  4. La registrazione della voce di Francesco Tamagno che canta un’aria di Verdi, e siamo nel 1903;
  5. L’Ave Maria di Schubert cantata da Alessandro Moreschi, ultima e probabilmente unica voce bianca registrata (1904).

Breve premessa, scusate. Nel 1897 la boxe è uno sport appena moderno, lo è divenuto cinque anni prima, nel 1892, con John L. Sullivan, americano di origine irlandese le cui gesta si mescolano alla leggenda – l’uomo più forte del mondo, si diceva – che è disposto a battersi per conservare il titolo di campione del mondo (titolo riconosciutogli per evidenza e per il passaparola degli appassionati, più che altro, nulla di ufficiale) con un impiegato alto, elegante e dai lineamenti che sembrano ereditati da una buona borghesia anglosassone. Il suo nome è Gentleman Jim Corbett. Ed è disposto a farlo con guantoni, non più a mani nude, e con un numero stabilito di riprese. A sorpresa, la forza di Sullivan è prima irretita poi sconfitta dalla tecnica guardinga e ‘sorridente’ di Corbett, che sarà il campione del mondo dei massimi per i successivi cinque anni fin quando – e arriviamo al punto – non affronterà il fabbro inglese Bob Fitzsimmons.

Tre le cose da notare: il segaligno Fitzsimmons, peso massimo – in un’epoca in cui ogni uomo dai 70 chili in su poteva esser peso massimo, in verità – assolutamente irriconoscibile come tale per una definizione muscolare pressoché inesistente; il colpo che chiude l’incontro, un inedito, ‘geniale’ colpo al plesso solare, al bersaglio grosso, come si usa dire; il fatto che uno sport, un’attività agonistica ancora quasi fuori legge, appena due anni dopo l’invenzione dei Lumiere, trovasse dei pionieri del documentarismo sportivo. Notare la camera piazzata a bordo ring, statica, sì, ma con visuale libera. L”avanguardia’ americana, lo spirito del Far West, dell’avventura, aveva individuato – ben prima del confezionamento della boxe come sport vero e proprio e della popolarità universale che avrebbe raggiunto negli anni Venti – il lato della strada da illuminare. Tra innovazione, intuizione di sé, business.

E se la boxe non puoi che riferirla agli Stati Uniti – anche per fenomeni sociali ben complessi, l’esclusione e poi l’emancipazione dei neri d’America, ad esempio -, stesso discorso vale per il cinema. Tuttavia – ed è questa la cerniera che abbiamo notato – mentre con il filmato precedente si prendeva in considerazione la costruzione di un fenomeno, qui, nel seguente, il fenomeno è bello che costruito – pur trattandosi degli anni Venti. Il pionierismo è quello dei Lumiere, appunto, e quello italiano dei primissimi anni del 900. Nell’America dei Roaring Twenties, che il cinema lo importa, è già Star System e Divismo. Pertanto, in questo nuovo pantheon tangibile e visibile, ma in fondo retorico, fisso, sacrale, sia che si tratti di locandine o di film, cosa ci fa il backstage di una premiazione con un Rodolfo Valentino in veste borghese che parlotta col vicino di poltrona, accenna un sorriso, si volta incuriosito e attende con i fogli in mano di annunciare probabilmente i vincitori?

Questa fuoriuscita dal mito per scoprirne la gestualità quotidiana (si fa per dire, in questo caso: più quotidiana) è fonte di incredibile curiosità. Poi, se fa sistema con la prurigine storica del dietro le quinte (vedi i Beatles) e con la nuovissima tendenza della produzione tiny (suggerita – anzi, imposta, non lo escluderei) dalla crisi economica e dalla possibilità dell’autoproduzione che la tecnologia ci ha concesso), non si può che osservare che, anche qui, intuizione di sé, business e spirito pioneristico tipico americano, riconoscono nel cinema, in tutte le sue articolazioni, il proprio destino. Ora, che questo documento fosse così intenzionale non ci giurerei, ma già il fatto che sia stato realizzato…

E comunque, boxe e cinema, se volessi incontrarli, quale biglietto aereo prenoteresti? Rispondi senza pensare.

Ps. A seguire gli altri video già dichiarati per completare il giro del mondo.

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